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E’ in atto a Brindisi un vero e proprio cortocircuito della politica

martedì 11 settembre 2018
E’ in atto a Brindisi un vero e proprio cortocircuito della politicaParlare di programmazione e facilitarne i percorsi di attuazione sembra sia diventato un atto difficile da compiersi, poiché viene preferito il ricorso ad una politica basata sulla quotidiana denuncia avverso decisioni, adottate dal governo di turno, riguardo tematiche il cui valore, rapportato all’importanza rivestita in un contesto socio-economico a dir poco catastrofico, ha una incidenza prossima, se non addirittura inferiore, allo zero. Tale politica, in quanto molto più dirompente sul piano dell’effetto/annuncio, viene abbracciata con molta passione e trasporto poiché, com’è facile intuire, oltremodo più “remunerativa” sotto l’aspetto elettorale.
Fiumi di inchiostro, petizioni on line, social inondate di post e contro post, attinenti considerazioni riferite a tematiche quali, per esempio, l’illegittimità dell’utilizzo di una motobarca nel corso della processione in mare dei santi patroni, l’opportunità o meno di destinare lo stabile di una delegazione comunale all’accoglienza di un esiguo numero di minori stranieri non accompagnati, nomina dello staff del sindaco, chiusura totale o parziale al traffico dei corsi, privilegi balneari e via discorrendo: queste sono le molteplici componenti del desolante quadro della pseudo politica brindisina.
Pur prendendo atto che trattasi di “reali” vicende cittadine, che, comunque, possono avere diversificati “punti di vista”, appare imperdonabile che, come al bar dello sport, i commenti più accaniti siano generati , diffusi e amplificati da personaggi che calcano la scena politica da molti anni e che, di contro, dovrebbero occuparsi di problematiche di ben diversa valenza e rilevanza.
Drammatica situazione dei conti comunali, debolezza del sistema economico ed imprenditoriale, disoccupazione in continua crescita, sanità caratterizzata da evidenti crepe, mancanza di un piano urbanistico e di un definitivo piano costiero, porto privo di un delineato futuro, degrado diffuso ed abitudine ad esso.
Questa, in estrema sintesi, è la fotografia di un territorio, di una città, che paga a caro prezzo decenni di politica dissennata, di politica prostrata agli interessi di parte, di politica che ha reso la città schiacciata da un neo centralismo regionale, ancorché statale, di politica che ha calpestato la meritocrazia, in cui la retorica ha sostituito la logica e dove ciascuno ha sentito il diritto di anteporre i propri interessi a quelli della collettività.
Questa, in estrema sintesi, è la fotografia di un territorio, di una città che ha urgente necessità di riprendere a camminare, percorrendo nuovi percorsi compatibili con le trasformazioni della società già in atto. Esaurita per evidenti, acclarati motivi la fase produttiva della vecchia industria, quella delle grandi dimensioni e delle produzioni di base (chimica, siderurgia, energia convenzionale), responsabile, nonostante abbia favorito in qualche misura l’economia locale, di irreversibili sfregi all’ambiente ed al territorio, occorre ridisegnare il futuro con nuove politiche industriali, riproponendo (finalmente!) una economia basata sulle storiche vocazioni territoriali.
Quindi, appare ineludibile ed urgente una netta inversione di tendenza, capace di dare la stura, anche attraverso “petizioni on line ed interessamento dei social” , ad una crescita umana, culturale e civica, senza tralasciare il modo di vivere la politica e la vita amministrativa intesa come laboratorio di idee e fucina di interventi. Una nuova politica, risultato di una proficua alleanza fra i cittadini e i loro amministratori, in particolare i sindaci eletti direttamente dal popolo, in grado di conservare un contatto diretto con gli elettori, interpretandone al meglio, anche nel tempo, le loro mutevoli esigenze.
Una netta inversione di tendenza, capace di generare allo stesso modo una società fondata sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto. Una società protesa alla riaffermazione dell’insopprimibile principio del rispetto per tutti i diritti umani e le libertà fondamentali.
Tenuto conto di quanto sopra evidenziato, i cui contenuti li ritengo i capisaldi di un sano e duraturo progresso civile, e nel riprendere alcuni condivisi assunti riportati dall’editoriale del direttore di un tabloid locale (IL 7 Brindisi), questa città “ ha bisogno di un timoniere che salga a bordo senza il timore delle tempeste e conduca questa nave in acque sicure”. L’amministrazione civica da poco eletta, attraverso l’attuazione di un piano organico di sviluppo e di rilancio del territorio, deve poter garantire un futuro sereno a questa Brindisi, attuando le proprie idee, assumendosene le conseguenziali responsabilità.
Se l’intenzione è quella di cambiare la storia, cambiamola perbacco, ma nel senso letterale del termine.
Francesco D’Aprile


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