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ESPIANTI ULIVI : REPLICA AL PROF. NIGRO

giovedì 12 maggio 2022
ESPIANTI ULIVI : REPLICA AL PROF. NIGRO“Meglio un gioco dell’Oca partecipato e costruttivo, che un solitario distruttivo”.
La replica al Prof. Nigro viene dal Comitato Scientifico Multidisciplinare Indipendente, coordinato
dal dott. Giorgio Doveri, chimico e tecnologo farmaceutico.
Stupisce la lettura proposta dal Prof. Nigro alle ordinanze del Tar Bari di venerdì 6 maggio 2022,
con cui sono state accolte le istanze cautelari proposte da 5 proprietari del territorio di Ostuni,
rappresentati dall’Avv. Rosa Fanizzi del Foro di Lecce, e sospesi gli espianti disposti per 37 alberi di
olivo, per lo più secolari, ricadenti nei loro terreni. È infatti la stessa legge regionale Puglia n.
4/2017 e s.m.i. a prevedere la possibilità di applicare misure alternative all’espianto, quali la
capitozzatura/innesto (art. 8) e la ricerca (art. 9) su piante accertate infette dal batterio, e non
invece su alberi sani, come auspicato dal Prof. Nigro. Il Giudice amministrativo ha, pertanto,
accolto una legittima richiesta dei ricorrenti, senza dare adito ad alcuna soluzione fantasiosa di cui
parla il Professore. D’altra parte, ogni richiesta dei ricorrenti è stata supportata, anche sul piano
scientifico, da perizie, pubblicazioni, relazioni che hanno dato atto e dimostrato i risultati ottenuti
sul campo e quelli che possono ottenersi per convivere con la xylella, salvando piante e
produttività delle stesse. È infatti questo lo spirito da cui muove lo studio scientifico portato avanti
dal Comitato Scientifico Multidisciplinare Indipendente, già oggetto di pubblicazione scientifica nel
2020 e oggi sperimentato sui terreni dei ricorrenti, giusta comunicazione effettuata alla Regione ai
sensi dell’art. 9 l.r. Puglia n. 4/2017 citata. Spiega in particolare il coordinatore del Comitato: “Il
nostro comitato scientifico è composto da membri di autorevolezza internazionale: dal Prof.
Marco Nuti, emerito batteriologo dell’istituto Sant’Anna di Pisa, al chimico Giovanni Pergolese che
trascorre la vita sui campi a curare terreni, piantagioni ed oliveti, passando per altri trenta membri
tra biotecnologi, agronomi, chimici, patologi, ricercatori, professori ecc. Il Dott. Nigro definisce
“un gioco dell’oca” la sospensione degli abbattimenti, ma nel gioco dell’oca si gioca almeno in due,
mentre noi assistiamo ad un solitario blindato in un laboratorio. Sebbene fino al 2012 il Prof.
Nigro, insieme alla dott.ssa Saponari, pubblicavano ricerche dettagliate sul grave stato di salute
degli olivi in Puglia causate da numerosi patogeni, nessuno dei quali si chiamava xylella (vedi
“2001, Distribuzione di patogeni dell’olivo in Puglia (Saponari, Nigro et Al.)” o “2012, Principali
Patogeni e difesa (Iannotta, Saponari et al)”), oggi non è dato sapere dove sono finiti tutti quei
pericolosi patogeni? Sono scappati via appena hanno visto la xylella? Gli stessi studiosi hanno
“escluso qualsiasi forma inquinante del terreno e dell’ambiente”, ma purtroppo non è quello che
stato verificato dagli studiosi del Comitato. È stata brevettata dallo stesso CNR la cultivar di olivo
chiamata “Favolosa” come resistente alla xylella, laddove in natura non esiste la resistenza, tutt’al
più la tolleranza, non a caso si verificano disseccamenti sia di Leccino che di Favolosa. L’alternativa
all’abbattimento con capitozzatura ed innesto viene dagli stessi studiosi e dalla Regione e, seppure
non risolutiva con certezza scientifica dell’infezione, costituisce almeno un’alternativa alla
soluzione finale dell’abbattimento. La Xylella è presente in tutta Europa, soprattutto in zone
costiere e da nessuna parte si sono verificati, neanche lontanamente, i disseccamenti come quelli
della Puglia, perché? Il ministero spagnolo dichiara anche che i sintomi da Xylella sono confondibili
con “stress idrico causato da siccità” ed infatti uno studio del 2002 del politecnico di Bari
sull’idrogeologia in Puglia preannunciò la desertificazione della Puglia cominciando dal Salento, ma
non per la xylella . In Puglia la xylella è presente molto più a nord di Ostuni, per esempio a Canosa,
quindi non si abbia paura delle conseguenze di una mancata estirpazione ad Ostuni, dove gli alberi
sono verdi, produttivi e si aggrediti da varie patologie, ma non riconducibili alla xylella: noi
abbiamo osservato ed analizzato tutti gli alberi oggetto del ricorso, mentre il Prof. Nigro non li
conosce affatto. In Salento è facile cadere nel tranello del binomio “Albero secco uguale Xylella”
mentre in valle d’Itria, per tanti ragionevoli motivi, la xylella è presente da anni in alberi ancora
oggi verdi, sani e produttivi e i loro proprietari si pongono dei leciti dubbi e sono proprio questi gli
alberi che vogliono abbattere. La UE impone misure di contenimento laddove non sia più possibile
eradicare il batterio ed è questo che noi perseguiamo e proponiamo e siamo aperti a mostrare a
chiunque in tutta Europa ogni risultato che stiamo ottenendo in campo. Il nostro lavoro è stato
pubblicato con entusiasmo dal Journal of agronomy research di New York: “The Olive Quick
Decline Syndrome: a syndemic outbreak in the Apulia region, southern Italy” e spiega tutto nel
minimo dettaglio con un’ incredibile e specifica bibliografia. Il Prof. Nigro definisce “gioco dell’oca”
chi non vuole estirpare i propri alberi sani e produttivi mentre l’epidemia è pressoché ferma da
anni, come ben auspicabile nella natura di questo pianeta, e non grazie alle inutili eradicazioni il
cui principio è logico ma del tutto inapplicabile ed inefficace in Puglia. La xylella esiste da anni e ci
si convive insieme a milioni di altri batteri e microbi e funghi e insetti, buoni o cattivi, fondamentali
per la vita. Il Prof. Marco Nuti commenta così: “La discrasia tra provvedimenti giuridico-
amministrativi ed interventi agronomici è reale e purtroppo cronico nel nostro paese non solo in
Puglia. Purtroppo i tempi della ricerca in campo non possono essere compressi più di tanto ma per
accelerare il percorso scientifico possono appoggiarsi su dati di micro- e meso-cosmo (cioè lab e
serra). È quindi logico che le ricerche in corso di mitigazione del rischio Codiro (complesso del
disseccamento rapido dell’olivo) debbano essere supportate con finanziamenti pubblici e non
ostacolate o snobbate.”

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