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Programma elettorale

martedì 3 aprile 2012
Pubblichiamo il programma del candidato sindaco ROBERTO FUSCO e delle liste che lo appoggiano, in attesa di ricevere e pubblicare i programmi degli altri candidati.

ELEZIONI A SINDACO DELLA CITTA’ DI BRINDISI
DEL 6 MAGGIO 2012
PROGRAMMA
DEL CANDIDATO SINDACO ROBERTO FUSCO

Brindisi è stata per secoli punto nevralgico di transito e di traffico, luogo d’incontro tra varie civiltà, la porta d’oriente. Una condizione geografica che ha favorito una predisposizione allo scambio fecondo di beni e di ato le peculiarità di tolleranza e inclinazione al dialogo, e le potenzialità quali un eccezionale porto naturale, l’agricoltura e l’industria agroalimentare, l’artigianato, il turismo. E tutto questo per agevolare prima interessi militari e poi interessi industriali ad alto impatto ambientale.
Queste scelte, sbagliate e inadeguate a promuovere uno sviluppo organico e una durevole occupazione, hanno devastato il territorio ed aumentato e danneggiato i ceti sociali più deboli, creando dolorose spaccature del tessuto civile cittadino, con aspri conflitti sociali
Con tale premessa è più facile capire i fenomeni di uno sviluppo rivelatosi illusorio, di una perdurante gravissima disoccupazione che appare ormai come vivido dramma so-ciale, dei disastri ambientali e delle tante inchieste penali, come quelle in corso, che hanno reso evidente un quadro inquietante di comportamenti e di condotte politiche.
L'impegno che si intende assumere è difendere un diritto sancito dalla nostra Costi-tuzione: essere artefici del proprio futuro. In modo di dare impulso al cammino verso una economia locale rinnovata che abbia per obiettivi fondamentali la tutela e la promozione del lavoro e della salute: due diritti fondamentali e inviolabili che costituiscono il contenuto essenziale del primario diritto alla vita.
No al ricatto occupazione o salute !
Vogliamo entrambi !

QUALE SVILUPPO

Brindisi sta nel mondo occidentale, e ne condivide le sorti. E’ dunque probabile che l’attuale fase di crisi economica non sia destinata ad un rapidissimo superamento. Si tratta di una crisi determinata dalla prevalenza della grande finanza internazionale, pubblica e privata, sull’economia reale e sulle istituzioni politiche. E questa prevalenza non appare in immediata difficoltà. Anzi, in questa fase storica si stanno rastrellando risorse, che potrebbero essere utilizzate per consumi ed investimenti, destinandole a rimediare ai guasti finanziari degli ultimi anni.
Eppure, finirà.

Secondo il Fondo monetario internazionale oggi nel mondo vi è una quantità di derivati, che non saranno titoli tossici ma pur sempre di finanza deviata si tratta, il cui valore complessivo è pari ad 11 (undici!) volte il valore complessivo del prodotto interno lordo, cioè della ricchezza, dell’intero pianeta. Questo significa che dietro quei titoli della finanza internazionale, e dunque dietro la finanza internazionale, non c’è niente. E se c’è qualcosa, c’è la povertà.


Dunque, un sistema che poggia sul vuoto prima o poi finirà. La finanza, con le sue logiche, tornerà a lasciare il posto all’economia reale, e con essa riprenderanno vigore le istituzioni politiche.
Nel frattempo è necessario resistere, e resistendo è necessario preparare l’ordito e la trama su cui tessere, quando sarà venuto il momento, la nuova civiltà del lavoro. Questo è il ruolo delle piccole e medie imprese che oggi lottano per non essere strangolate, questo il ruolo delle piccole e medie realtà territoriali. Come Brindisi.


In definitiva per noi l’obiettivo è di realizzare quelle opere che nell’immediato ci con-sentano di alleviare i colpi della crisi mondiale, preparandoci nel medio termine al momento della rinascita.
Il che è possibile fare tutelando ed incentivando l’industria tecnologicamente avanzata e ad alto valore aggiunto (quale è sicuramente quella aerospaziale e ogni altra impresa che punti sull’innovazione), ed utilizzando uno strumento principe: la valorizzazione delle vocazioni naturali, le sole che possono sottrarsi all’aggressione della finanza. Nel caso nostro: il porto, l’industria agroalimentare (perchè di industria si tratta), il turismo, ed il settore aerospaziale nel quale a Brindisi si sono radicate professionalità ampiamente collaudate

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Questo non vuole affatto dire trascurare, e ancor meno sacrificare, tutto il resto: si-gnifica invece capire che il resto si salva solo ed esclusivamente se si salvano le vocazioni naturali. E’ da queste che dipendono il turismo, il commercio in agonia (specie nel centro storico), l’artigianato, e la possibilità di procedere ad un recupero edilizio e urbanistico di cui si sente gran bisogno.
E da tutto l’insieme dipende l’evoluzione del terribile, angoscioso problema della di-soccupazione, ormai non più solo giovanile: l’Istat ci fa sapere che Brindisi sta al 31 per cento. E’ il problema dei problemi, che mortifica gli individui, mette in difficoltà le famiglie, taglia le gambe alla voglia di riscatto. Ma si affronta solo affrontando il resto, solo creando-le condizioni per lo sviluppo possibile.


Tenendo ben presente che niente si salva, e a nessun futuro di ripresa ci si prepara, se non si abbandona una volta per sempre il vecchio modello: depredare le occasioni con la politica del subappalto, illudersi e illudere di fare sviluppo a spese del territorio. Il mas-sacro del non è una vocazione del territorio, fare sviluppo a spese della salute non è una vocazione dell’uomo. O almeno, non dell’uomo vivo.












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