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Una bella storia di "vita" al reparto di maternità del Perrino di Brindisi

sabato 2 febbraio 2019
Segnaliamo questa lettera aperta di una famiglia brindisina (Emanuela e Lorenzo Brillantina) che racconta il lieto fine di un parto..."travagliato". Storie come questa accadono ogni giorno, ma la cronaca è interessata più ai casi di malasanità. Un riconoscimento pubblico vale più della soddisfazione economica a fine mese per quanti, operatori della sanità, a tutti i livelli, ogni giorno si impegnano, tra mille difficoltà, a salvare e far nascere vite umane.


Ciao a tutti, mi chiamo Gabriele sono nato da poco meno di 24 ore (4 gennaio, ndr) e ancora non so bene dove mi trovo e cosa mi sia successo; però ricordo molto bene ciò che la mia mamma mi diceva mentre ero nella sua pancia. La mamma mi parlava spesso di umanità, di persone buone e di persone cattive, di gesti gentili e di amore... parole che per me significavano poco o nulla visto che io ero al sicuro dentro di lei, protetto da tutto e da tutti. Ieri però improvvisamente mi è successo qualcosa che mi ha fatto ritrovare in una situazione totalmente nuova: non potevo più restare nel nido sicuro della mia mamma e ho cercato la strada per venirne fuori. Ho cominciato a sentire delle voci nuove mentre uno spiraglio di luce si faceva strada nel buio del mio nido; quelle voci dicevano alla mia mamma di stare serena che stava andando tutto bene, erano voci che trasmettevano pace e serenità. Una in particolare, più delle altre, diceva alla mia mamma cosa doveva fare e come doveva comportarsi: questo ha fatto si che la mia mamma ha messo in essere i giusti comportamenti ed improvvisamente io mi sono sentito scivolare verso l'esterno del mio nido mentre la luce diventava sempre più forte... poi, per la prima volta, ho sentito un qualcosa che mi toccava e mi aiutava a trovare la strada giusta, sono stato inondato dalla luce, da rumori nuovi e da sensazioni mai provate fino a quel momento. La cosa che più mi ha sconvolto è che non sentivo più il tocco caldo e protettivo della mia mamma, ma nuove mani mi toccavano, mi pulivano, mi aiutavano mentre io cercavo la calda protezione del mio nido; poi quelle mani amorevoli mi hanno portato alla mia mamma ed allora tutto ha avuto un senso. Io a quelle mani, che tanto mi hanno aiutato, volevo dire grazie... non so bene cosa voglia dire ma spesso quando ero nel pancione, sentivo il mio papà e la mia mamma dire quella parola quando incontravano persone gentili, per cui sarà di sicuro una cosa bella. E allora davvero grazie, dal profondo del mio piccolo cuoricino, a tutte quelle persone buone che mi hanno aiutato ad iniziare questa cosa, per me nuova, chiamata vita.

Ci associamo al grazie del mio piccolo nipotino estendendolo a tutto il personale del reparto ostetricia e ginecologia dell'ospedale Perrino di Brindisi per la loro competenza, sensibilità, ed abnegazione dimostrata durante il ricovero per la nascita di Gabriele. In particolare al dr. Amoruso, all'ostetriche: Meo, Civino e alla capo ostetrica Pichierri. Era il 4 gennaio scorso, quando il cielo scagliava fulmini e saette, mentre la neve ostacolava la viabilità e diversi professionisti non riuscivano a raggiungere il nosocomio brindisino per garantire il cambio turno. Tutto questo non ha scoraggiato il personale in servizio che si è preparato all'eventuale doppio turno di lavoro. Nonostante tutte queste difficoltà il personale ostetrico e infermieristico ha mantenuto un clima di distensione svolgendo il proprio lavoro con dedizione e assistendo le partorienti e le puerpere con estrema professionalità.


Lia Papadonno e Achille De Pace

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