BRINDISI : LEGAMBIENTE : STOP FOSSILI START RINNOVABILI
mercoledì 11 giugno 2025
Brindisi, Stop Fossili Start RinnovabiliUn confronto pubblico sui progetti per il futuro energetico, industriale e occupazionale del territorio.
Nel corso dell'incontro sarà dedicato un momento di ricordo a Enrico Favuzzi, storico fondatore del circolo di Legambiente Brindisi, instancabile voce ambientalista e punto di riferimento per la comunità.
La città al centro della transizione energetica italiana: crisi, sfide e proposte concrete
Nell’ambito della campagna nazionale “Stop fossili, start rinnovabili”, Legambiente pone l’attenzione su Brindisi, città simbolo della transizione energetica italiana. Con una potenza storica installata di 5.090 MW, Brindisi ha rappresentato per decenni un polo energetico strategico del Paese. Oggi si trova di fronte a una sfida epocale a causa della chiusura contestuale di Eni Versalis e della centrale termolettrica Enel di brindisi sud .
La città è protagonista di un processo profondo di riconversione. Negli ultimi anni sono stati chiusi due impianti fondamentali: la centrale termoelettrica Brindisi Nord di A2A, ferma dal 2012, e la centrale Enel Brindisi Sud, che ha cessato l’attività nell’ottobre 2024. L’unico impianto ancora operativo, quello a turbogas di Eni Power, è in forte crisi a causa della contrazione del polo petrolchimico e della chiusura annunciata dello stabilimento Eni Versalis, con conseguente stop al cracking e agli impianti collegati.
I piani di decarbonizzazione italiani richiedono un focus particolare su Brindisi, come è stato previsto dal Governo con la classificazione di Brindisi ad area di crisi complessa. Questo riconoscimento ha portato all’emissione di un bando per manifestazioni di interesse, finalizzato alla reindustrializzazione nell’ambito di un accordo di programma e, di recente, è stato nominato il Prefetto di Brindisi Luigi Carnevale Commissario per il processo di reindustrializzazione e decarbonizzazione di Brindisi.
La crisi della chimica di base e la chiusura della centrale termoelettrica Brindisi Sud hanno effetti immediati sull'occupazione . La chiusura della centrale Enel Brindisi Sud comporta la ricollocazione di 340 dipendenti diretti e circa 400 lavoratori dell’indotto. La dismissione di Eni Versalis e del cracking potrebbe coinvolgere oltre 800 addetti tra personale Eni e altre aziende del comparto chimico. Eni ha annunciato il riassorbimento di 700 unità entro il 2028 nella futura Giga Factory per la produzione di batterie di accumulo, ma i tempi sono lunghi e le certezze poche.
Intanto, Eni chiede di mantenere in conservazione il cracking, continuando a emettere in torcia — con l’assenso del Ministero dell’Ambiente — l’offgas, sottoprodotto del processo di polimerizzazione. Una pratica che rischia di durare per sei mesi e che Legambiente ritiene gravemente dannosa per l’ambiente e inaccettabile sul piano tecnico e normativo.
A peggiorare il quadro, il Governo ha chiesto a Enel di sospendere la chiusura definitiva degli impianti a carbone, prevedendo modalità di “riserva calda” o esercizio minimo, ma senza fornire alcuna chiarezza tecnica o autorizzativa. Nella centrale Brindisi Sud, si è addirittura ripresa la combustione di carbone contenuto nei dome, senza produzione di energia elettrica, senza comunicazione agli enti di controllo e in assenza di autorizzazioni valide. Un atto che Legambiente definisce gravissimo sia sul piano ambientale che economico, in aperta contraddizione con gli impegni di decarbonizzazione.
Legambiente ne ha discusso anche nel convegno sulla decarbonizzazione tenutosi a Brindisi il 28 marzo scorso in cui si è cercato di tracciare anche un quadro chiaro delle opportunità per il territorio. Grazie all'intenso lavoro svolto da Ispra e, soprattutto, dall'Arpa Puglia a Brindisi oggi abbiamo il 97% di caratterizzazioni delle matrici ambientali a Brindisi, ciò può consentire di sbloccare i tanti progetti presentati e giacenti presso le pubbliche amministrazioni, semplicemente ricorrendo alle analisi di rischio che il Ministero dispone in questi casi.
Enel, da tempo, ha presentato 13 idee progettuali:
AZIENDE N° ADDETTI DA ASSUMERE INVESTIMENTI Tempistica di realizzazione
RENESYS ENERGY 270 addetti 85-100 milioni 12-15 mesi
SCANDIUZZI STEEL Constructions 70 addetti 10 milioni 15 mesi
GREENTHESIS 30 addetti 10 milioni 12 mesi
NADARA - BlueFloatEnergy circa 300/400 addetti a regime (3000 con punte fino a 8000 nella fase di costruzione) circa 8 miliardi per la realizzazione di 2 parchi eolici marini galleggianti (Odra e Kailia) 60 mesi
FINCOSIT 50-250 addetti 3-6 milioni 8-12 mesi
CISA S.p.A. 100 addetti Non ancora definito Non definita
CBM Company SAS 80 addetti 25 Non definita
EEMAXX 92 addetti 100 milioni 12 mesi
ACT BLADE 128 addetti 15 milioni 36 mesi
RENEXIA S.p.A. 1300 addetti 500 milioni 2 anni
2G GROUP S.r.l 11 addetti 700 mila 14 mesi
ARS ALTMANN AG 80 addetti 10 milioni urbanizzazione + 10 milioni impianto PV pensiline auto 3 anni
VIMIT ENERGIA 230 addetti 16,5 milioni 15 mesi
Guardando al futuro di Brindisi, Legambiente individua una serie di progetti concreti che possono rappresentare un volano per una nuova economia, fondata sull’energia pulita, l’innovazione tecnologica e la creazione di occupazione stabile e qualificata. Infatti, transizione industriale è già in atto, grazie a numerosi progetti che puntano su rinnovabili, innovazione e sostenibilità.
Vediamo, però, il quadro complessivo auspicabile di programmazione di progetti per quel futuro, Green o sostenibile, del quale parlano oggi anche coloro che, fino a ieri, difendevano combustibili fossili e chimica di base, ovviamente a partire dalle 13 idee progettuali sopra richiamate.
In campo energetico è necessario dare corso alla realizzazione della Piattaforma Eolica Offshore a sud di Brindisi, che dovrebbe, fra l'altro, produrre circa 1200 posti diretti nella fase di costruzione, a condizione, però, che tutta la cantieristica connessa avvenga nel porto di Brindisi e nell’area industriale. La produzione elettrica di tale impianto, attraverso un cavidotto sottomarino, si collegherà nell'area occupata dalla dismessa centrale Brindisi Sud alla rete di trasmissione e distribuzione, da mettere quest'ultima in sicurezza.
Le attuali opere di presa d'acqua e le pompe della centrale possono essere riattivate accanto alla realizzazione di due impianti: da un lato, quello di produzione di energia elettrica e idrogeno da moto ondoso, che sta ottenendo vari consensi e premi a livello internazionale, della società brindisina Geco; dall'altro, quello progettato dalla società brindisina Green Independence, che ha previsto e realizzato a livello sperimentale un grande impianto fotovoltaico che può garantire contestualmente la desalinizzazione dell'acqua di mare, la produzione di idrogeno e quella di energia elettrica.
Fra le 13 idee progettuali sopra richiamate, Legambiente ha sempre sostenuto la realizzazione dello stabilimento di ACT Blade, che, producendo pale eoliche innovative, prevedeva 128 posti di lavoro in fase iniziale e fino a 500 a regime.
Legambiente resta sempre convinta della necessità di una Giga Factory per la produzione di pannelli fotovoltaici, che oggi, con l'interessamento diretto di Enel, potrebbe essere orientato verso la realizzazione dei pannelli fotovoltaici progettati da Green Independence.
Si è parlato di idrogeno verde, quale quello che impianti sopra citati e altri che si potrebbero realizzare garantirebbero, con la creazione, che Legambiente ritiene necessaria, della Hidrogen Valley da tempo annunciata e la creazione di un Hub a Brindisi dell'idrogeno da utilizzare nella mobilità autoveicoli e di navi, nel polo chimico, accanto alla Giga Factory prospettata.
Si ritiene importante un confronto con Eni per quel che riguarda linee di produzione di chimica verde e di bioplastica.
Abbiamo parlato di cantieristica connessa ad impianti eolici offshore, ma nelle manifestazioni di interesse si parla anche di Cantieristica Navale, su cui abbiamo espresso il pieno favore quando fu annunciata una programmazione da parte di società del territorio, con riferimento alla costruzione di barche da diporto e a 300 posti di lavoro.
Infine, dopo aver evidenziato lo squilibrio di risorse finanziarie e impegni progettuali fra quel che sta accadendo a Taranto e a Brindisi per le bonifiche, Legambiente sottolinea, ancora una volta, l'assurdità di progettare un deposito costiero di GNL nel porto di Brindisi, laddove è necessario sviluppare lo scalo intermodale e la logistica ad esso connessa. A Molfetta, in condizioni ben diverse per quel che riguarda le infrastrutture e le potenzialità del porto, Lisa Logistic prevede un investimento che porterebbe a creare 750 posti di lavoro.
“Il tempo delle fonti fossile è finito. Brindisi ha tutte le carte in regola per essere un laboratorio di innovazione, energia pulita e lavoro di qualità. Ma serve una regia pubblica forte, coerente e coraggiosa. lo Stato non può limitarsi a raccogliere idee da soggetti privati. È indispensabile un impegno diretto, sia operativo che finanziario, per garantire la piena occupabilità dei lavoratori espulsi dai cicli produttivi, la formazione professionale legata ai nuovi progetti e la riconversione concreta del territorio. La transizione energetica, industriale e sociale va guidata restituendo benefici diretti ai cittadini anche in termini di qualità della vita.”, dichiarano Doretto Marinazzo e Daniela Salzedo di Legambiente Puglia
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