Lettera aperta al Sindaco di Brindisi e al Consiglio Comunale
sabato 21 agosto 2021
Lettera aperta al Sindaco di Brindisi e al Consiglio Comunale
Brindisi deve cambiare ! Basta velENI, gas e carbone
Le sfiammate eccezionali dell’ultima notte della torcia del petrolchimico ENI, “ha destato grande preoccupazione ed allarme nella popolazione”, come dichiarato dal sindaco Riccardo Rossi, tanto che molte famiglie della costa a sud di Brindisi fino a Lendinuso si sono svegliate in piena notte, verso l’una, e si sono trasferite altrove.
Questo è solo l’ultimo episodio di sfiammate di ENI, che va a vanti da due mesi con sfiammate a tutte le ore, per manutenzione dicono, rilasciando emissioni di benzene altamente cancerogeno, rilevato da ISPRA, ma non da Arpa, l’agenzia per la Prevenzione e la Protezione dell'Ambiente, a cui Eni non ha dato il permesso di installare centraline di monitoraggio nella sede del petrolchimico ENI.
Ma è anche l’ultima occasione per cambiare Brindisi e il suo assetto industriale e occupazionale con il Recovery Fund.
E mentre molte altre città e porti con siti energetici e chimici compaiono nel Recovery Fund, come Gela, Gioia Tauro, Mestre, Ravenna, nelle 340 pagine della versione approvata del Next Generation EU non compare mai il nome di Brindisi.
Tutta l’Italia diventa Green con i 200 miliardi dei fondi UE, ma quali sono i progetti per Brindisi?
Sono tutti progetti bocciati dalla Commissione nel Recovery Fund, perché contrastano con l’obiettivo della riduzione del 55% delle emissioni di CO2 per il 2030:
- Conversione a gas della centrale ENEL di Cerano: l’azienda giustifica l’investimento solo per accedere al bando per il capacity market, cioè ricevere fondi annuali non per la produzione di energia, ma per coprire eventuali picchi di consumo non coperti dalle rinnovabili: produrre energia non sarebbe economicamente conveniente. E intanto fino al 2025 andrà ancora a carbone.
- Impianto A2A di Brindisi Nord: bocciata dal MITE la conversione a gas, la centrale ferma dal 2014 propone un inceneritore per bruciare “gli spazzamenti delle strade e la poseidonia”: altro inquinamento per Brindisi
- Deposito GNL Edison: occupare parte del porto con un deposito che fornisce il metano per auto alle stazioni di servizio di tutto il Sud, con centiania di autobotti che distribuiscono il metano
- La colmata di Fiume Grande: una vasca di cemento all’estuario di un fiume, che raccolga i rifiuti inquinati dei dragaggi dei porti di tutto il sud Italia: una discarica a mare aperto
- Centrale di compostaggio di Erchie (Heracle) e di Brindisi: non per valorizzare il compost raccolto in città e anche fuori regione, ma per produrre dal compost in modo anaerobico gas metano (biocombustibile), con i residui non più utilizzabile come compost da restituire ai campi come fertilizzante organico per combattere la desertificazione e rafforzare gli ulivi colpiti da Xylella: le aziende private di compostaggio rivendono così il metano prodotto per produrre energia con il sovrapprezzo per le biomasse rinnovabili
- Raddoppio gasdotto TAP/SNAM e nuovo gasdotto Poseidon che arriva a Matagiola (Brindisi) e nuovo megagasdotto Matagiola-Massafra: metà di tutto il gas consumato in Italia passerà dalla centrale di Matagiola, ben 14 gasdotti, aumentando l’elevato rischio di incidente industriale di Brindisi con ben 11 siti ad elevato rischio in pochi chilometri: Brindisi capitale del gas metano, denunciato dall’ultimo rapporto IPCC dell’ONU come principale causa del surriscaldamento climatico.
- Nessun progetto di bonifica, neanche nel Recovery Plan, per la discarica industriale di Micorosa, il più grande SIN d’Europa, provocato proprio da Edison prima, dalle varie gestioni ENI poi, condannata dal TAR un mese fa alle spese per la bonifica, secondo il principio di chi inquina, paga. Il telone che contiene i 60 ettari di veleni si sta sversando in mare per l’erosione della costa e rischia di diventare il più grande disastro ambientale del Mediterraneo, e nessuno fa niente.
Dal lato turistico, Brindisi città ormai è stata defraudata dalle politiche nazionali e regionale: i traghetti per la Grecia, Albania e Turchia ormai da 20 anni sono stati trasferiti a Bari, le crociere dall’anno scorso sono state trasferite a Taranto, l’area archeologica di Punta del Serrone e la spiaggia di Sant’Apollinare sono inaccessibili per sequestro giudiziario, la costa sud con il petrolchimico e Cerano sono improponibili, anche se c’è il Bosco di Tramazzone, a cui SNAM in giugno 2020 ha tagliato la falda di acqua senza nessuna protesta o azione da parte di Regione e Comune, lasciando anche 400 abitanti di Torre Rossa a Tuturano senza acqua nei pozzi….
Ma a Brindisi, ENI, ENEL, SNAM, TAP, Edison possono fare quello che vogliono, come hanno fatto finora, impuniti e fare profitti a danno del nostro ambiente, paesaggio e della nostra salute.
Le nostre proposte a un’amministrazione comunale coraggiosa:
- ENI Versalis con chimica verde e centrale di Cerano chiusa: i terreni di ENI e ENEL contaminati convertiti a campi solari.
- La Grande Foresta Orientale, come proposta dall’assessore Prof. Borri, che va dal Parco di Punta Serrone e Saline, dove svernano i fenicotteri, fino al Bosco di Tramazzone, con lo smantellamento della centrale di Cerano convertita a centro faunistico e riqualificazione ambientale dell’area
- Riforestazione di ogni angolo della città e della periferia
- Organizzazione di comunità energetiche: ogni casa, condominio, quartiere installa, sotto il coordimaneto del Comune, pannelli solari sui tetti per l’autoconsumo: il Comune di Brindisi ha ricevuto 300 milioni di euro dalla legge regionale 19/2020, e tutti gli impianti sono gratis col superbonus e il bonus ecologico: pannelli solari, pompe di calore per riscaldamento, colonnine ricarica auto, fornelli ad induzione: ogni famiglia non pagherebbe più a ENEL la bolletta di corrente e del gas, non andrebbe più a far benzina con l’auto elettrica rifornita dal proprio sistema solare e stoccaggio batterie.… Immaginate i risparmi.
Basta sfiammate ENI e ground flairing assurdo, basta conversioni a gas, nuovi gasdotti, inceneritori e compostaggi anaerobici per la produzione di energia, basta land grabbing con impianti solari in aree agricole e 3000 pale eoliche selvagge in provincia, basta con progetti bocciati dal Just Transition Fund e dal Recovery Fund per il raggiungimento della riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030. E il Comune di Brindisi, la Provincia di Brindisi e la Regione Puglia hanno dichiarato l’emergenza climatica con specifici impegni ambientali.
Sono solo dei sogni per una Brindisi diversa, all’avanguardia, veramente green, con tanti benefici a livello occupazionale (che i progetti a gas o inceneritori non garantiscono), turistico, ambientale e della salute pubblica del territorio.
Movimento No TAP/SNAM della Provincia di Brindisi
Redazione di Emergenzaclimatica.it
Brindisi deve cambiare ! Basta velENI, gas e carbone
Le sfiammate eccezionali dell’ultima notte della torcia del petrolchimico ENI, “ha destato grande preoccupazione ed allarme nella popolazione”, come dichiarato dal sindaco Riccardo Rossi, tanto che molte famiglie della costa a sud di Brindisi fino a Lendinuso si sono svegliate in piena notte, verso l’una, e si sono trasferite altrove.
Questo è solo l’ultimo episodio di sfiammate di ENI, che va a vanti da due mesi con sfiammate a tutte le ore, per manutenzione dicono, rilasciando emissioni di benzene altamente cancerogeno, rilevato da ISPRA, ma non da Arpa, l’agenzia per la Prevenzione e la Protezione dell'Ambiente, a cui Eni non ha dato il permesso di installare centraline di monitoraggio nella sede del petrolchimico ENI.
Ma è anche l’ultima occasione per cambiare Brindisi e il suo assetto industriale e occupazionale con il Recovery Fund.
E mentre molte altre città e porti con siti energetici e chimici compaiono nel Recovery Fund, come Gela, Gioia Tauro, Mestre, Ravenna, nelle 340 pagine della versione approvata del Next Generation EU non compare mai il nome di Brindisi.
Tutta l’Italia diventa Green con i 200 miliardi dei fondi UE, ma quali sono i progetti per Brindisi?
Sono tutti progetti bocciati dalla Commissione nel Recovery Fund, perché contrastano con l’obiettivo della riduzione del 55% delle emissioni di CO2 per il 2030:
- Conversione a gas della centrale ENEL di Cerano: l’azienda giustifica l’investimento solo per accedere al bando per il capacity market, cioè ricevere fondi annuali non per la produzione di energia, ma per coprire eventuali picchi di consumo non coperti dalle rinnovabili: produrre energia non sarebbe economicamente conveniente. E intanto fino al 2025 andrà ancora a carbone.
- Impianto A2A di Brindisi Nord: bocciata dal MITE la conversione a gas, la centrale ferma dal 2014 propone un inceneritore per bruciare “gli spazzamenti delle strade e la poseidonia”: altro inquinamento per Brindisi
- Deposito GNL Edison: occupare parte del porto con un deposito che fornisce il metano per auto alle stazioni di servizio di tutto il Sud, con centiania di autobotti che distribuiscono il metano
- La colmata di Fiume Grande: una vasca di cemento all’estuario di un fiume, che raccolga i rifiuti inquinati dei dragaggi dei porti di tutto il sud Italia: una discarica a mare aperto
- Centrale di compostaggio di Erchie (Heracle) e di Brindisi: non per valorizzare il compost raccolto in città e anche fuori regione, ma per produrre dal compost in modo anaerobico gas metano (biocombustibile), con i residui non più utilizzabile come compost da restituire ai campi come fertilizzante organico per combattere la desertificazione e rafforzare gli ulivi colpiti da Xylella: le aziende private di compostaggio rivendono così il metano prodotto per produrre energia con il sovrapprezzo per le biomasse rinnovabili
- Raddoppio gasdotto TAP/SNAM e nuovo gasdotto Poseidon che arriva a Matagiola (Brindisi) e nuovo megagasdotto Matagiola-Massafra: metà di tutto il gas consumato in Italia passerà dalla centrale di Matagiola, ben 14 gasdotti, aumentando l’elevato rischio di incidente industriale di Brindisi con ben 11 siti ad elevato rischio in pochi chilometri: Brindisi capitale del gas metano, denunciato dall’ultimo rapporto IPCC dell’ONU come principale causa del surriscaldamento climatico.
- Nessun progetto di bonifica, neanche nel Recovery Plan, per la discarica industriale di Micorosa, il più grande SIN d’Europa, provocato proprio da Edison prima, dalle varie gestioni ENI poi, condannata dal TAR un mese fa alle spese per la bonifica, secondo il principio di chi inquina, paga. Il telone che contiene i 60 ettari di veleni si sta sversando in mare per l’erosione della costa e rischia di diventare il più grande disastro ambientale del Mediterraneo, e nessuno fa niente.
Dal lato turistico, Brindisi città ormai è stata defraudata dalle politiche nazionali e regionale: i traghetti per la Grecia, Albania e Turchia ormai da 20 anni sono stati trasferiti a Bari, le crociere dall’anno scorso sono state trasferite a Taranto, l’area archeologica di Punta del Serrone e la spiaggia di Sant’Apollinare sono inaccessibili per sequestro giudiziario, la costa sud con il petrolchimico e Cerano sono improponibili, anche se c’è il Bosco di Tramazzone, a cui SNAM in giugno 2020 ha tagliato la falda di acqua senza nessuna protesta o azione da parte di Regione e Comune, lasciando anche 400 abitanti di Torre Rossa a Tuturano senza acqua nei pozzi….
Ma a Brindisi, ENI, ENEL, SNAM, TAP, Edison possono fare quello che vogliono, come hanno fatto finora, impuniti e fare profitti a danno del nostro ambiente, paesaggio e della nostra salute.
Le nostre proposte a un’amministrazione comunale coraggiosa:
- ENI Versalis con chimica verde e centrale di Cerano chiusa: i terreni di ENI e ENEL contaminati convertiti a campi solari.
- La Grande Foresta Orientale, come proposta dall’assessore Prof. Borri, che va dal Parco di Punta Serrone e Saline, dove svernano i fenicotteri, fino al Bosco di Tramazzone, con lo smantellamento della centrale di Cerano convertita a centro faunistico e riqualificazione ambientale dell’area
- Riforestazione di ogni angolo della città e della periferia
- Organizzazione di comunità energetiche: ogni casa, condominio, quartiere installa, sotto il coordimaneto del Comune, pannelli solari sui tetti per l’autoconsumo: il Comune di Brindisi ha ricevuto 300 milioni di euro dalla legge regionale 19/2020, e tutti gli impianti sono gratis col superbonus e il bonus ecologico: pannelli solari, pompe di calore per riscaldamento, colonnine ricarica auto, fornelli ad induzione: ogni famiglia non pagherebbe più a ENEL la bolletta di corrente e del gas, non andrebbe più a far benzina con l’auto elettrica rifornita dal proprio sistema solare e stoccaggio batterie.… Immaginate i risparmi.
Basta sfiammate ENI e ground flairing assurdo, basta conversioni a gas, nuovi gasdotti, inceneritori e compostaggi anaerobici per la produzione di energia, basta land grabbing con impianti solari in aree agricole e 3000 pale eoliche selvagge in provincia, basta con progetti bocciati dal Just Transition Fund e dal Recovery Fund per il raggiungimento della riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030. E il Comune di Brindisi, la Provincia di Brindisi e la Regione Puglia hanno dichiarato l’emergenza climatica con specifici impegni ambientali.
Sono solo dei sogni per una Brindisi diversa, all’avanguardia, veramente green, con tanti benefici a livello occupazionale (che i progetti a gas o inceneritori non garantiscono), turistico, ambientale e della salute pubblica del territorio.
Movimento No TAP/SNAM della Provincia di Brindisi
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