Silenzio e parola:convegno AIART per lagiornata mondiale delle comunicazioni sociali
domenica 13 maggio 2012
L’AIART DI BRINDISI ORGANIZZA UN CONVEGNO IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALIAnche quest'anno il 24 gennaio 2012 in occasione della festività di San Francesco di Sales patrono dei giornalisti, il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato il consueto messaggio per la Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali giunta ormai alla quarantaseiesima edizione. "Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione" questo il tema scelto per invitare i cristiani e in particolar modo gli operatori della comunicazione ad una profonda riflessione sull'importanza di saper alternare la parola al silenzio.
"E' necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di “ecosistema” che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni.
"Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti".
"Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare".
Questi sono solo alcuni di passaggi chiave del messaggio in preparazione alla giornata che verrà celebrata domenica 20 maggio 2012.
La sede territoriale AIART di Brindisi come ogni anno sta preparando un convegno sul tema della giornata, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Brindisi Ostuni, che si svolgerà Venerdì 18 Maggio alle ore 17,presso paalazzo Granafei-Nervegna, proprio in prossimità della Giornata Mondiale. Sarà il Presidente nazionale AIART, Luca Borgomeo ad aprire i lavori. Anche quest’anno interverrà il Prof. Francesco Bellino, docente della facoltà di scienze della comunicazione presso l’Ateneo di Bari, autore di varie pubblicazioni sull’etica della comunicazione e attivo sostenitore e collaboratore dell’AIART.
L’ambito specifico su cui si intende riflettere è il silenzio e la parola nel territorio,quando informare e comunicare sono la parte finale di un lavoro fatto di riflessione e approfondimento. All’incontro saranno chiamati a partecipare le sedi territoriali di Bari e Lecce oltre a tutti gli operatori dell’informazione e della comunicazione.
Nel convegno troveranno spazio, naturalmente, anche le problematiche inerenti l’entrata della puglia nel digitale terrestre di cui è previsto lo switch off entro il 2012.
A tal proposito abbiamo rivolto alcune domande proprio a LUCA BORGOMEO, presidente AIART associazione spettatori.
1) D. Quando per la prima volta si parlò di Digitale Terrestre venne presentato come grande opportunità di pluralismo possiamo ancora pensarla così
E’indubbio che il digitale terrestre ha notevolmente ampliata l’offerta televisiva. Basta considerare l’elevatissimo numero di canali a disposizione del telespettatore. Questa crescita oggettiva dell’offerta televisiva non ha, purtroppo, fatto registrare l’auspicato miglioramento della qualità dei programmi, né, tanto meno, ha favorito un maggiore pluralismo della e nella
informazione. Il sistema televisivo italiano sconta ancora – e chissà per quanto tempo ancora – i condizionamenti di un duopolio formale (Rai e Mediaset) che, purtroppo nei fatti è un vero e proprio monopolio. Basti richiamare i dati sugli ascolti e, ancor più, quelli sulla ripartizione del gettito complessivo della pubblicità televisiva, gestita in concreto dall’Auditel (società che “dà i numeri”degli ascolti e che è di proprietà Mediaset (33%) Rai (33%) Unione pubblicitari (33%).
Questo monopolio del sistema radiotelevisivo ha reso quasi nulla la concorrenza tra le emittenti, con il risultato ( sotto gli occhi di tutti) di un continuo scadimento dei programmi e di una loro omologazione al basso, al punto che il telespettatore non coglie nessuna differenza tra i programmi Rai e quelli Mediaset; si distinguono solo per il logo aziendale che compare sul video. Il danno maggiore, che si scarica sull’utenza, è quello della carenza di una informazione completa, corretta, pluralista, degna di un Paese democratico.
Il digitale terrestre – nonostante i tanti canali – su questo piano non ha intaccato il monopolio informativo del sistema radiotelevisivo italiano.
D. L’AIART sta seguendo con attenzione la vicenda dell’assegnazione delle frequenze, con la sospensione del beauty contest, come andrà a finire
Se il buongiorno si vede dal mattino…! Il fatto che il Governo Monti abbia sospesa (forse archiviata) la proposta dell’ex Ministro Romani (uomo simbolo della concentrazione berlusconiana del potere mediatico e politico) è senza dubbio un positivo elemento di novità e di inversione di una pericolosa tendenza, in quanto evita di regalare a un soggetto privato, Mediaset, un bene pubblico come le frequenze. La loro assegnazione, dopo un’asta a pagamento, potrà portare nelle casse del Tesoro milioni di euro. E di questi tempi… Ma non è soltanto l’aspetto economico-finanziario che va evidenziato; quello forse più rilevante è che, finalmente, dopo lunghi anni, inizia ad allentarsi la presa di “mani”private sul sistema radiotelevisivo italiano, che in gran parte è,e deve rimanere, pubblico.
D. I programmi televisivi di RAI e MEDIASET diventano sempre più scadenti e irriverenti che cosa sta facendo l’AIART per contrastare questo fenomeno
L’iniziativa dell’Aiart è finalizzata, da sempre, a far crescere la consapevolezza dei telespettatori sugli effetti negativi che gran parte della programmazione televisiva ha sull’intera comunità nazionale, sul degrado sociale, culturale e morale dell’Italia. Per far crescere questa consapevolezza l’Aiart ha, con cadenza quasi quotidiana, segnalato alla stampa le tante violazioni non solo di leggi e del Codice Media e Minori, ma l’oscenità, l’immoralità, la violenza e la carica diseducativa di tanti programmi. Per svolgere questa attività di denuncia e di protesta,l’Aiart ha chiesto reiteratamente a tutti gli iscritti e a tutte le sue strutture territoriali regionali e provinciali (oltre 100!) di vigilare, sorvegliare, monitorare i programmi e soprattutto segnalare, segnalare, segnalare. A volte arriva pure qualche sanzione!
D. Qual è la soluzioni perchè la RAI continui ad essere un vero servizio pubblico e non preda di privatizzazioni e lottizzazioni
La via maestra da seguire è quella di liberare la Rai dall’implacabile controllo dei partiti politici che, nei fatti, hanno imposto al servizio pubblico scelte politiche ed economiche-commerciali che hanno, via via segnato il declino della Rai e la perdita di autorevolezza e credibilità. E’ sotto gli occhi di tutti che questa gestione “partitica” ha
notevolmente contribuito al declino culturale, alla perdita del suo prestigio, alla crisi economica, allo smarrimento della fondamentale funzione di servizio pubblico. Se, poi, consideriamo che la “gestione partitica” è stata ispirata, sviluppata e “controllata” da una concentrazione di potere economico-finanziario, mediatico e politico di straordinario rilievo, non possiamo meravigliarci che la Rai sia stata notevolmente ridimensionata , “piegata” alle esigenze del mercato e di Mediaset, e sia diventata la brutta copia di quella che una volta era denominata la “più grande industria culturale d’Italia”.
Il maggior rammarico sta nel fatto che la Rai non assolve più – o assolve in minima parte – la funzione di servizio pubblico, garantendo al cittadino – che ne ha diritto – un’informazione corretta e un intrattenimento rispettoso della dignità e della identità culturale,sociale, morale e religiosa della persona . In un Paese democratico il servizio pubblico radiotelevisivo deve essere “VIGILATO”,(non GESTITO e CONTROLLATO) dal Parlamento, espressione della sovranità popolare.
D. Il tema della Giornata Mondiale richiama alla parola e il silenzio, come ascolto e riflessione. Un suo pensiero in merito
Le riflessioni di Benedetto XVI sul “silenzio”, come modo di comunicare, sono di straordinario interesse e mirano a far riscoprire quanto sia importante per l’uomo d’oggi, - bombardato continuamente da un’infinità di messaggi e da un frastuono assordante di suoni e rumori – di comunicare anche con il silenzio, affinando la fondamentale disponibilità all’ascolto.E’ proprio saggia e incisiva l’ammonizione: “Non fare un discorso se basta una parola. Non dire una parola se basta un gesto. Non fare un gesto se basta il silenzio”.
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