APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE POPOLARE
mercoledì 11 settembre 2013
Le contraddizioni di un modello di sviluppo, basato sui grandi impianti di produzione di energia e della chimica di base, sono negli ultimi anni esplose nella loro piena evidenza. L’emergenza ambientale, certificata dall’enorme quantità di sostanze inquinanti rilasciate ogni anno in aria, acqua e suolo e dall’inserimento di gran parte del nostro territorio nei siti di interesse nazionale da bonificare, si accompagna alla ormai conclamata emergenza sanitaria evidenziata da numerosi studi tra cui l’ormai noto dato delle malformazioni cardiache congenite neonatali superiori del 50% rispetto al valore medio europeo. Condizioni indispensabili per affrontare le emergenze e coniugare la salvaguardia dell’ambiente e della salute, sviluppo sostenibile ed occupazione sono quelle di determinare la riduzione sensibile della bolla massica, su base annua, degli inquinanti immessi in atmosfera dal polo energetico (convenzione del 1996) e la piena attivazione della riconversione dei cicli produttivi a più forte impatto ambientale, oltre che la realizzazione, opportunamente aggiornati, dei progetti prioritari previsti nel Piano di Risanamento dell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale e nel Piano di bonifica del SIN.
Quasi nulla di quanto pianificato è stato realizzato; è forse un caso che EVC e Dow Chemical hanno potuto abbandonare Brindisi e non assumersi gli oneri rispetto a bonifiche e lavoratori e che oggi i disoccupati sono circa 20.000 ?
Invece oggi tentano di imporre con il ricatto occupazionale:
- La conversione della centrale di Edipower alla co-combustione di Carbone e CSS (Combustibile Solido Secondario) proveniente dal trattamento dei Rifiuti Solidi Urbani che, per le quantità previste, potrebbero arrivare da gran parte della Puglia, privando questo territorio di quel minimo di dignità residuale ancora presente rendendolo la pattumiera della Puglia;
- Il perpetuarsi della combustione di milioni di tonnellate di carbone nella centrale di Enel di Cerano che sparge i suoi veleni nell’intero Salento. Una centrale che l’Agenzia Europea dell’Ambiente ha dichiarato la più inquinante d’Italia e la diciottesima in Europa per danni sanitari e ambientali.
Inoltre
- mancano per le bonifiche i 135 milioni di euro stanziati con l’accordo di programma e i 40 milioni di euro che lo Stato ha incassato dagli accordi con le aziende. Tutte risorse per le necessarie bonifiche della zona industriale. Mentre con un Accordo di Programma, del dicembre 2007 di cui denunciamo l’inefficacia, artatamente realizzato e frutto della peggiore simbiosi fra politica e grande industria, si continua a penalizzare i piccoli imprenditori a favore delle grandi industrie;
- il polo chimico disconosce ogni responsabilità in merito alla contaminazione ed alla realizzazione dello scempio della discarica abusiva dei “sali sodici” che erroneamente si continua a definire “Micorosa” e che dovrebbe invece chiamarsi “vergogna della chimica di base”; Il Principio del “ chi inquina paga “ ancora una volta è stato completamente disatteso qui a Brindisi.
- L’ASI progetta due nuovi inceneritori, il primo per rifiuti speciali e il secondo per i fanghi dei reflui civili, nonché chiede l’autorizzazione per una discarica di rifiuti speciali da 190.000 metri cubi.
In questo quadro pensiamo che i cittadini, le istituzioni e ogni forma di cittadinanza attiva di Brindisi e dell’intero Salento, debbano direttamente mobilitarsi.
Solo una grande partecipazione popolare può imporre al Governo centrale i temi di uno sviluppo differente.
Proponiamo una grande mobilitazione che parta subito, coinvolgendo non solo i cittadini di Brindisi ma tutti quelli del Salento e dell’intera Puglia anch’essi sottoposti ai danni sanitari ed ambientali degli inceneritori e dell’uso dei combustibili fossili, in particolare di quelli notoriamente più inquinanti e di minor resa energetica, come il carbone bruciato a Cerano, e di scelte di sviluppo economico del territorio vantaggiose solo per i gruppi industriali che le attuavano, per arrivare ad una grande manifestazione popolare per il xxxxx a Brindisi per
CHIEDERE
- Il veto ad ogni nuovo insediamento di produzione di energia non da fonte rinnovabile a Brindisi.
- La chiusura definitiva della centrale A2A Edipower (Brindisi Nord) salvaguardando i lavoratori e privilegiando le società e le maestranze locali da impiegare sia nei lavori di smantellamento della centrale e bonifica dei luoghi e sia nella successiva fase di riconversione e riqualificazione dell’area. Si rispetti quanto previsto nella convenzione del 1996 che imponeva la chiusura della centrale nel 2004 con il passaggio dei lavoratori alla centrale Enel di cerano. Si inizi immediatamente dallo smantellamento dei due gruppi in disuso e alla bonifica della relativa area.
- Immediate Nuove Convenzioni con Enel al fine di ottenere una immediata drastica riduzione delle quantità di carbone impiegate, consentendo il ridimensionamento della bolla massica delle emissioni inquinanti in atmosfera, partendo da quanto stabilito dalle convenzioni del 1996, recepite nel piano di disinquinamento e risanamento della Provincia di Brindisi con il Decreto del Presidente della Repubblica del 1998. Si attuino le procedure per la trasformazione dell’impianto a gas, meno inquinante e con resa energetica nettamente superiore . Occorre chiudere definitivamente la fase del carbone a Brindisi in un percorso finalizzato alla totale indipendenza da tutte le fonti fossili a favore delle sole fonti rinnovabili.
- In nessun caso, la conversione o l’ammodernamento o anche, semplicemente, l’attuale crisi economica sia presa a pretesto dall’Enel per una riduzione del personale impiegato nella centrale FEDERICO II con il facile utilizzo della cassaintegrazione o di vili licenziamenti, che, dopo i danni ambientali già causati, sarebbe, nel breve, un colpo gravissimo alla occupazione locale.
- Ottenere le necessarie ed ingenti risorse economiche per le bonifiche del nostro territorio a partire da quelle già stanziate. Inoltre occorre che le aziende tutt’ora presenti, a partire da quelle del gruppo ENI, smantellino tutti gli impianti non più utilizzati ed avviino bonifiche per il risanamento dei luoghi.
Queste richieste sono in grado di creare occupazione e risanare il territorio, fermarne il degrado ed avviare un percorso verso un’economia capace di coniugare i principi di Giustizia Ambientale e Giustizia Sociale.
Ricerca
Inserisci una o più parole da ricercare all'interno del nostro archivio di notizie:
Powered by Google Search
Ultime Notizie
- giovedì 26 marzo 2026
- giovedì 26 marzo 2026
- giovedì 26 marzo 2026
- mercoledì 25 marzo 2026
- mercoledì 25 marzo 2026
- mercoledì 25 marzo 2026
- mercoledì 25 marzo 2026
- mercoledì 25 marzo 2026
- mercoledì 25 marzo 2026





