BRINDISI : COMITATO CONTRO IL GENOCIDIO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO
martedì 8 settembre 2026
IlComitato contro il genocidio del popolo palestinese, contro il riarmo, per la pace di Brindisi aderisce all’appello contro il “ddl antisemitismo” basato sulla definizione IHRA promosso e lanciato da tantissime organizzazioni e per il 9 settembre prossimo organizza anche a Brindisiin Piazza Vittoria a partire dalle ore 18:00
il presidio-maratona in concomitanza della ripresa della discussione alla camera in Commissione Affari Costituzionali per chiedere, assieme alle tante piazze d’Italia che hanno convocato iniziative contro il ddl antisemitismo
lo stop della norma liberticida.
Nella mattinata, sempre del 9, sarà consegnato al Prefetto di Brindisi un documento che esprime tutto il disappunto e tutta la preoccupazione per la genesi di questo “ddl antisemitismo”.
Il ddl Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione
IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
In un periodo in cui il antisemitismo sta riemergendo con forza e violenza in Italia, in Europa e nel mondo, la maggioranza di governo lo utilizza per mascherare le proprie responsabilità storiche e per contrastare la libertà di espressione.
Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese - denunciato anche dall’Onu circa un anno fa - della pulizia etnica e dell’apartheid.
Opporsi al DDL significa prendere sul serio l'antisemitismo e il suo riemergere nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche.
Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante.
Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di "antisemitismo" snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia.
L’Italia sarebbe quindi il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato.
A questi si aggiungono, tra i primi ad averla adottata in Europa ma con provvedimenti non vincolanti, Austria
(tramite delibera del Consiglio dei Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e dichiarazione scritta ministeriale).
Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive che minaccia direttamente le organizzazioni e ong impegnate nella denuncia della violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutte/i le/gli attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti e tutti i movimenti per la Palestina e le campagne di boicottaggio come BDS, che in questi mesi a milioni sono scese/i in piazza e si sono mobilitate/i e si mobilitano sempre più in difesa dei diritti umani, civili e politici in Palestina e della libertà di espressione, diritto di critica e la libera informazione.
Il ddl Antisemitismo mette a rischio insegnanti, docenti universitari, ricercatori, giornalisti, operatori culturali e artisti, associazioni sportive e atleti, che potrebbero essere accusati di antisemitismo semplicemente per analizzare, raccontare o denunciare le politiche israeliane e il genocidio in corso o per azioni non violente di boicottaggio di Israele.
La definizione IHRA inclusa nelle “Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola” sta già esercitando forti pressioni contro insegnanti e docenti universitari che hanno subito provvedimenti e accuse di antisemitismo.
Colpisce anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu.
In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica.
Per una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni.
A tal fine è bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl Antisemitismo.
È necessaria una presa di posizione pubblica attraverso la mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano.
Per tutto questo invitiamo il mondo della cultura, della scuola, dell’università, della ricerca, dell’informazione, dell’arte, dello sport, tutte le realtà sociali, culturali, sindacali, politiche davvero democratiche brindisine a partecipare il 9 settembre al presidio-maratona di di Piazza Vittoria per fare fronte comune con altre piazze italiane nella pressione sul Parlamento e sulle Istituzioni per fermare una legge che minaccia la democrazia e la libertà di pensiero e di parola.
Ci uniremo simbolicamente al presidio-maratona che si svolgerà davanti a Montecitorio il 9 settembre 2026, giorno in cui è prevista la votazione del ddl in Commissione Affari Costituzionali della Camera che se malauguratamente dovesse passare sarebbe una gravissima sciagura per la libertà e la democrazia del nostro Paese.
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